Cenni Storici

I Maurocordato, quando assursero al culmine della loro potenza e furono temporaneamente elevati al rango di re e principi, sostennero che la loro antica casata greca risaliva ai tempi del regno di Giustiniano.

Del primo della casata, proveniente da Chio, isola dell’Egeo, alla quale i Maurocordato assicurarono in seguito libertà, prosperità e pace fino alla guerra di indipendenza della Grecia, si ha notizia ai primi del ‘600 quando il mercante di sete, Giovanni Maurocordato, a Costantinopoli, sposa una ricca vedova, pure di origine greca, figlia dell’appaltatore delle dogane e rifornitore di viveri della capitale dell’impero ottomano.

Nel 1641 nasce Alessandro, il più illustre rappresentante della famiglia, che si forma nel collegio greco di Roma e nelle università italiane di Padova e Bologna si fa medico, diventerà famoso e ricercato e si afferma anche come uomo di cultura ai tempi della città d’oro. Sposa Sultana, figlia di un medico introdotto alla corte e discendente di Stefano il Grande, principe di Moldavia. La sua vita, travagliata nonostante tutto e vissuta ai vertici di Costantinopoli, lo trova due volte in carcere, la prima delle quali dopo la sconfitta ottomana a Vienna, rimane legata alla fortuna dell’impero ottomano. Deve la sua ascesa alla conoscenza dell’Europa e delle lingue occidentali che lo resero indispensabile nei rapporti con l’occidente.

Svolge un ruolo decisivo in occasione del trattato di pace di Karlowitz fra l’impero asburgico e quello ottomano, facendo credere a ciascuna delle due grandi e orgogliose potenze che l’iniziativa partisse dall’altra. Per gli esiti del negoziato viene nominato consigliere di Stato.

Un diplomatico francese suo contemporaneo lo definì: “uno dei migliori attori d’Europa”.

Certo è che svolge un ruolo di primaria importanza storica in molte situazioni tanto da essere riconosciuto che la storia dei Maurocordato sia la storia dell’Europa sudorientale fra i secoli XVII° e XVIII°.

La storia di Alessandro Maurocordato fece maturare la convinzione che la famiglia fosse un esempio di come per i greci ma anche per gli ottomani Costantinopoli fosse un trampolino di lancio facendo i servitori dell’impero ottomano.

Aiuta gli ortodossi a impossessarsi, sottraendole ai cristiani, della chiesa del S. Sepolcro a Gerusalemme e di quella della S. Natività a Betlemme. Come più tardi i discendenti Maurocordato, nel momento di massimo splendore dei greci all’interno dell’impero, consentiranno al clero greco ortodosso di controllare i patriarcati di Antiochia e di Gerusalemme e agli ortodossi ecumenici di conquistare il Monastero e la chiesa di S. Caterina al Monte Sinai a danno degli ortodossi di lingua araba. La corte di Costantinopoli era il crocevia delle istanze e delle aspirazioni dei cristiani, che volevano essere liberati dallo zar di Russia, loro imperatore protettore, e degli ortodossi greci e arabi.

E’ anche ritenuto che Maurocordato – era il tempo dei Mazarino e dei Marlborough -, e non meravigli il fatto che un greco della corte dell’impero ottomano faccia il quadruplo gioco, lavorasse e si facesse contemporaneamente pagare, e corrompere, dall’impero ottomano, dalla Russia e dall’Austria e dalla Francia.

Maurocordato in un suo studio del 1672 scrive che “La forza dell’impero ottomano sta nella cieca obbedienza dei suoi sudditi e nella flessibilità delle carriere. La sua debolezza nei sontuosi palazzi dei sultani e dei pascià; nell’annuale flagello della peste; nelle carenze del sistema monetario e legale; nell’incompetenza dei funzionari e nella loro tendenza a saccheggiare lo Stato”.

La storia di Alessandro fa maturare la convinzione che la famiglia dei Maurocordato fosse un esempio di come per i greci ma anche per gli ottomani Costantinopoli fosse un trampolino di lancio all’interno dell’impero.

L’epitaffio scritto alla morte di Alessandro Maurocordato avvenuta nel 1710 lo definisce:
“Des Grecs et des Latins le père. Le grand oracle des Osmans, des Visirs l’ètoile polaire, le prototipe des savans”.

“Dei greci e dei latini il padre, degli Osman grande oracolo, dei visir stella polare, prototipo dei sapienti”.

Nicola, figlio di Alessandro, nasce nel 1680 e ha una vita più gratificante del padre. A 29 anni diviene, e lo sarà fino al 1710, re di Valacchia, uno dei principati del Danubio come la Moldavia che per gli stretti e proficui rapporti che i greci di Costantinopoli intrattenevano fin dalla metà del ‘500 con quei principati portarono a forme di collaborazione interessata e di reciprocità per cui ottennero cariche di re e di principi, di cui godettero numerosi Maurocordato.

L’incoronazione di Nicola viene fatta dal patriarca ortodosso con il rito riservato agli imperatori ortodossi a Costantinopoli, fuori del territorio della sovranità reale, secondo una usanza dei principati danubiani derivante dai rapporti politici e dagli interessi riconosciuti e cercati dagli stessi paesi occidentali con l’impero ottomano. Gli interessi che intercorrono fra le diverse comunità della città d’oro e i popoli occidentali, in primo luogo ovviamente i greci, vengono intercettati e risolti indifferentemente dal Maurocordato alla corte dell’impero come in quella del suo regno di Valacchia.

Nicola era un poliglotta per naturale predisposizione e riconosciuta capacità tanto da riuscire a parlare correntemente sette lingue occidentali e successivamente anche l’ebraico. Fu pure lui uomo di cultura e scrisse il “Libro della scienza, della musica spiegata in lettere” e il romanzo moderno “L’ozio di Filoteo”. Era ritenuto un cittadino della “Repubblica delle lettere” quale era allora considerata la comunità dell’Europa occidentale.

Nel ‘700 Bucarest più che Costantinopoli diventa la capitale della cultura e qui avvia l’attività di stampa sia greca che araba e favorisce il sorgere di scuole e biblioteche. Di queste ne organizza una molto fornita nel suo palazzo con i libri del padre, con quelli nuovi acquisiti in occidente, in particolare in Olanda, e con manoscritti antichi provenienti dal Monte Athos. I libri vengono iscritti con la dicitura “Ex biblioteca Alex Maurocordati Costantinopolitani”.

Nel frattempo, dal 1710, diviene principe di Moldavia e lo rimane fino alla sua morte avvenuta nel 1719.

Fa iniziare a Bucarest nel 1716, in un bosco alle porte della città, la costruzione del monastero di Vucaresti della superficie di 180.000 metri quadrati il più grande complesso religioso dell’Europa sudorientale con una chiesa, dotata di affreschi autocelebrativi, e un imponente campanile per il suono delle campane che era vietato a Costantinopoli, nonché un convento, un palazzo e una biblioteca.

Il presidente romeno Ceausescu lo farà demolire nel 1986 trasformandolo in un parco.

Nel 1711 da Nicola nasce Costantino che viene eletto principe di Valacchia a 20 anni. Diviene per sei volte re di Valacchia e per quattro volte re di Moldavia.

Spirito più aperto, umanitario e sociale che non il padre, vive in Romania alla fine degli splendori dell’impero in un tempo di insufficienti condizioni di benessere. Alleggerisce più volte i balzelli imposti ai contadini che cominciano a vivere in anfratti scavati nella terra; fa costruire scuole in ogni città; favorisce la sostituzione della lingua greca con quella romena di cui commissiona la prima grammatica.

Memore della provenienza della casata fa costruire nel suo palazzo a Galata, una biblioteca che costituisce il vanto per i greci di Costantinopoli.

Il figlio di Costantino è Alessandro ”il pazzo”, principe di Moldavia dal 1782 al 1785, il quale non cede al potere delle nuove potenze che si profilano in Europa occidentale rimanendo fedele alla tradizione della famiglia per la causa degli ottomani e viene deposto per le interferenze austriache e russe. Assiste alla caduta della Serenissima repubblica di Venezia e alle minacce portate da Napoleone all’impero di Costantinopoli durante la spedizione francese in Egitto. Muore nel 1812 a Costantinopoli.

Inizia il crepuscolo dei Maurocordato. Il patriarca di Gerusalemme, l’ecumenico Gregorio V, usando il nome di Alessandro Maurocordato scrive l’apologia dell’impero ottomano: “L’esortazione paterna” e nel 1899 afferma: “La nostra città eterna non è più di questo mondo. Noi aneliamo alla città che deve venire”.

Un fratello più giovane di Alessandro, Demetrio Maurocordato, si stabilisce definitivamente in Romania.

Un Alessandro Maurocordato “il fuggitivo”, seguito da altri Maurocordato, si stabilisce definitivamente a Mosca dove è già iniziato il potere di Caterina II. E si dà alla poesia. Così finisce la fedeltà della casata dei Maurocordato a Costantinopoli e inizia il loro interesse per la causa nazionalistica, il nuovo fermento politico che anima l’Europa, e a quello greco in particolare.

Giorgio Maurocordato, pure insignito dei titoli onorifici della Valacchia e della Moldavia, abbraccia la causa rivoluzionaria greca e viene impiccato a Costantinopoli nel 1821.

Un cugino di Giorgio, Alessandro Maurocordato, nato a Costantinopoli nel 1791, diviene ministro degli esteri in Romania nel 1818. Poco tempo dopo si reca in volontario esilio in occidente per seguire lo zio Giovanni che invece in esilio era stato cacciato. Dopo Ginevra e Parigi giunge in Italia, un ritorno di un Maurocordato dopo due secoli, e precisamente a Pisa, dove frequenta l’università, conosce Shelley, il romantico e inquieto poeta tedesco che gli dedica il poemetto “Hellas”.

Nel 1821 da Marsiglia, dove si era recato presso una vivace comunità ellenica, ritorna in Grecia, a Missolungi, dopo avere reclutato uomini, armi e risorse. Vi rimarrà fino alla morte nel 1863 dopo essere stato al centro della vita politica greca divenendo ministro, capo del governo e ambasciatore a Costantinopoli. Nell’Atene nazionalistica, instabile e divisa egli è il solo politico greco a propugnare un governo regolare alla maniera occidentale. A cominciare da quel periodo i greci, guidati dai Maurocordato cugini di Alessandro, tornano in auge come banchieri a Costantinopoli.

Il pricipe Nicola Maurocordato, figlio del leader della guerra di indipendenza greca, esponente di primo piano della politica e della diplomazia greche, si trova ad affrontare nel 1895 la difficile situazione venutasi a creare nella contrapposizione fra turchi e armeni, finendo con l’essere suo malgrado coinvolto e assistendo a dei violenti scontri e a dei massacri di armeni con i quali il rapporto era da lungo compromesso da quando nel 1821 i greci avevano subito gli attacchi da parte degli armeni.

Il 1906, la morte del Pascià Alessandro Karatheodory, greco, il cui funerale viene celebrato dal Patriarca, segna la fine della tradizione greca (fanariota) iniziata dai Maurocordato.

Il Fondatore dell’opera pia, Alessandro Antoniadi Maurocordato, nato a Calcedonia luglio del 1860, muore a Venezia il 25 ottobre 1943.

Un discendente dei Maurocordato, dopo la conquista della “Parigi del levante,” Smirne, messa a ferro e fuoco, da parte dei turchi, guida la fuga di 200.000 greci via mare, ma viene fatto prigioniero.

L’ultimo discendente dei greci fanarioti imparentato con i Maurocordato e vissuto a Costantinopoli, è Alessandro Veglery figlio dell’ultimo principe di Samo e di Anna Karatheodory, che muore nel 1985 a Yenikoy.

Oggi si trovano Maurocordato o Maurogordato ad Atene, Edimburgo, Londra e Parigi.

A cura di Guerrino Zanini.